(from the Stansted express, Sat. 19th)
Sono tornata a Londra per chiudere i
conti, quelli bancari – ed è stato facilissimo - e quelli umani – un pochino
più complicati. Sono tornata per fare
pace con la città che mi ha tolto tanto, troppo, quasi tutto,
regalandomi, in cambio, qualcosa di piccolo ma prezioso. Londra mi ha
disorientato, depresso, derubato… mi ha intossicato con i suoi whiskey a due
pounds e quaranta, gli interminabili happy hour di Soho e i glitter
dell’Heaven.. Mi ha illuso di poter essere invincibile per poi schiaffeggiarmi
a tempo debito con la ruvida consapevolezza che non ce l’avrei fatta.. che non
era il momento giusto, che per me non è mai il momento giusto. Sì Londra mi ha
ingannato, abbagliandomi con le sue belle luci dei mercatini di Natale, con la
neve inattesa, che bagna scarpe e calzini, con affinità profonde, ma troppo
improvvise, che insinuano dubbi senza dare risposte. E poi gli intrighi e i
segreti, sempre celati da maschere e fuliggine, che ho potuto solo presagire ma
mai affrontare. Londra mi innervosisce ogni volta che arrivo e mi fa piangere
ogni volta che la lascio.. e per questo la odio e la temo. Ma anche la amo e la desidero… Londra è per me
mascochismo e delirio… e il suo dolore m’inebria e m’ispira.. Londra è per me
l’inferno dentro il paradiso… lo specchio che amichevolmente ma impietosamente
riflette i miei peccati più grandi: la presunzione, la paura, l’escapismo,
l’autodistruzione… Londra è la mia sfida – fallita – nei confronti della
gravità… Si sale, si osa.. e irrimediabilmente si cade.. e io sono caduta..
anche stavolta..
Ad ogni modo, è stata una gradevolissima
settimana, piena di impegni e compagnie interessanti, giornate più o meno
soleggiate, burritos, sushi, american hamburger, lasagne vegetariane, English
breakfast, pizza, chicken katsu curry, mind the gap, cantate goliardiche al
pub, e tanti tall latte di starbucks… Cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano?
beh.. meglio un Montenegro.